Fine di un mezzo

Avere troppo tempo per pensare porta a un sacco di derive.

Se avessi un lavoro vero, molto probabilmente sarei troppo impegnato e stanco per cadere in depressione per il fatto di non riuscire a cambiare il mondo.

Ma intanto il dolore fisico e la malattia di questi giorni mi portano a vedere tutto mezzo vuoto, quando nella vita frenetica del possibile, tento sempre di macinare cose nuove per non sentire i fallimenti, per tentare vie impreviste, per provare. Ieri ho proprio sentito infinita e infinitamente incommensurabile, la schiacciante enormità del denaro.

Niente e nessuno distruggerà questo cancro.

Il problema principale è l’illusione che renda “libere” le persone che lo ottengono. La macchina attuale ha spostato la funzione monetaria da mezzo a fine, ma l’obiettivo non è il funzionamento della macchina stessa, ma l’uscita da essa. Chi vince il premio, può permettersi di stare al di fuori della macchina, anzi, può accelerarne la distruzione (già avviata dall’inizio di quella che consideriamo storia – ovvero da quando abbiamo testimonianze scritte di chi sfrutta e chi subisce).

Ieri ho sentito lancinante il paradosso che per scardinare il sistema, serva essere parte del sistema. Non solo, serve riuscire a cavalcarlo (non sono accelerazionista, ma speculativamente parlando, non hanno troppi torti), per sfruttare il potere per toglierlo a chi l’ha ottenuto o vorrebbe ottenerlo.

La risposta è sempre che per risolvere un sistema sbagliato, si deve esserne parte attiva, sfruttarne le falle e governarlo senza smettere di credere nel sistema giusto.

Si può tentare di abbattere con nettezza e forza e violenza un meccanismo che usa la violenza stessa per imperare. È legittimo. Non è il mio modo, ma lo posso capire. Un leader delle pantere nere diceva che la nonviolenza di Martin Luther King basava la propria efficacia sul presupposto che se non usi violenza con chi usa violenza contro di te, farai sentire in colpa sia la persona violenta, che la sua parte politica e chi lo osserva. La nonviolenza si basa su di una morale condivisa. Ma come abbiamo visto, la morale non è affatto condivisa. Un atto violento è bollato come terrorista se non viene perpetrato da chi domina la narrazione.

La forza maggiore, quella che mi manca in questo momento, ma che ricerco e perseguo e in cui credo, è la capacità di superare anche questo, andare oltre. Non è questione di essere al di sopra di chiunque o di avere una morale più alta (e non parlo nemmeno di senso civile o decoro, perché anche questi termini sono abusati e distrutti da narrative propagandiste), ma è proprio un rilascio.

Traslando una cosa che Picasso (altro essere controverso) diceva della propria arte, sono pienamente convinto che: da piccolo ho imparato presto a essere pacifista, ma non mi basterà una vita a saper essere pacifista come un bambino.

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