Sbagliare camminando.
Io non so quando io abbia accresciuto il mio privilegio di poter sentir male nelle piccole cose di una vita agiata. Già rifiutare un cibo da piccolo, è un qualcosa che ho imparato a smettere, e che se uno ci si aggrappa, finisce che diventa base per costruirci fumetti.
Quando un trauma diventa tale?!
Perché?!
Perché questo e non altro?!
È sempre caso o anche voglia, tendenza, necessità, speranza?!
Secondo me se una persona si attacca a un trauma, oltre a non doverne aver pena o metterla in bambagia, la compassione dovrebbe comprendere il trovare un meccanismo per disinnescare l’importanza del fatto, senza invalidarlo. Perché un sacco di volte, m’è capitato di fare lo stesso male che qualcuno mi racconta come enorme, e dall’altra parte, chi era con me e l’ha subito, magari non lo ricorda neanche.
Quindi quando ho deciso che l’aver vomitato piangendo i cavoletti di Bruxelles ed esser stato costretto a finire comunque il piatto, non sia diventato il motivo per cui ora sono grasso?! E quando da “vittima” son diventato quello che vede e nota soltanto che il mondo è pieno di bimbe e bimbi che cronicamente non finiscono mai quel che hanno nel piatto?! E perché mi dà fastidio?! Perché non riesco sempre a metterlo nell’”ok”?!
Spieghiamo l’”ok”. Non ci vuole molto.
Avete visto Eternal sunshine of the spotless mind?! Ecco. Quello.
Il finale (che è bello perché non è finale), ma soprattutto il tono in cui viene detto, è “la mia filosofia di vita”.
L’ho detto mille volte, ma non sempre riesco a seguirla, non sempre riesco a mettere le cose nell’”ok”, non sempre ne ho la forza (servirebbe un altro termine, perché mi da sempre di “bruta” o di “contraria” o di “macho”, quando invece è un’energia, un abbrivio, un flusso).
Ho anche provato a tradurlo nel “va bene”, senza le costrizioni del doppiaggio e perché non fosse troppo “americano” (che anche qui, devo imparare a dire “statunitense”, perché l’america è molte altre cose e chi era realmente lì, ha un sacco di cose ben migliori di chi era qui, dove ci si crede tanto culla). Però non va sempre bene, il va bene. Perde un po’ di forza (appunto), ma anche di leggerezza… forse anche perché lo si è abusato, come tante parole, tipo libertà.
E quindi, ecco: perché e quando uno smette di essere “vittima” e diventa “carnefice” (ci sarebbe anche da nonviolentizzare un po’ di metafore, ma ci vorrà tempo). Io non voglio diventare come quei giocatori di Magic (e uso il maschile per percentuale, e perché sto per dire una cosa poco lusinghiera, quindi non vorrei fosse legata al genere) che venivano bullizzati a scuola, si chiudevano, trovavano sfogo nei giochi di ruolo e diventavano nazisti, perché il potere che si sente nel gestire il gioco, faceva credere loro di esser meglio di chi li aveva maltrattati, sperando fortissimo di poter prima o poi seviziare a loro volta qualcuno (tipo Israele).
Ecco, perché ci viene questa cosa?! Che giustizia è il perpetrare il male?!
Ci vuole davvero così tanta forza per “rompere il ciclo”?!
Mah…
Secondo me no, sai?!
Intendo, non lo si può fare sempre, ovvio. Non si può avere sempre la forza di cambiare le cose, o non metterle tra i traumi, o non far del male, o fermarsi a riflettere, o imparare, o leggere, o informarsi… ecco, non si può sempre avere quel flusso, quell’energia, quella cosa che serve per dire “ok” e alzare le spalle come a dire “allora troviamo un modo per cui sia ok anche per te che mi stai dicendo tutto questo brutto”.
È umano, in fondo, il vagare senza meta, sbagliando.
E visto che non c’è un divino, così come non c’è un diabolico, è umano anche il perseverare.
Forse bisognerebbe cominciare a pensare che si può anche non smettere del tutto, ma smettere ogni tanto… questo è fattibile, no?!
Io non è che non sbaglierò più, da oggi, però vorrei tanto continuare ad avere l’energia di cercare di scegliere di non prender le cose come traumi, ma soprattutto di non crearne scegliendo scientemente d’aggrapparmi all’ego.
Quest’anno inizio (che in realtà è un continuare, ma da oggi è un dirlo apertamente e dettagliarlo, raccontarlo, provarci…) a togliermi dalle piattaforme commerciali. Un po’ come ho fatto anni fa dalla chiesa.
Se poi dovessi farcela…
Se poi non dovessi farcela…
ok…
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